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Andrea Abodi, il miglior Ministro per lo Sport e i Giovani che l’Italia poteva aspettarsi Migliore figura non poteva esserci.

Cultura - Novembre 9, 2022

Non ci si poteva aspettare una cifra migliore. È un coro unanime quello che si leva dal mondo dello sport per salutare il nuovo Ministro dello Sport e della Gioventù. Dal CONI a Sport e Salute S.p.A., passando per il Comitato Italiano Paralimpico, i Presidenti delle Federazioni, delle Discipline Sportive Associate e degli Enti di Promozione Sportiva, i vertici di un settore che produce il 3,6 per cento del PIL (dato 2019 emerso dal primo Osservatorio sul Sistema Sportivo, un documento prodotto dall’Ufficio Studi di Banca Ifis), ma che negli ultimi anni ha perso il controllo del mercato.6 per cento del PIL (dato del 2019 emerso dal primo Osservatorio sullo Sport System, documento realizzato dall’Ufficio Studi di Banca Ifis), ma che negli ultimi due anni ha sofferto enormemente la crisi aggravata dagli effetti negativi del COVID, hanno applaudito la decisione del premier Giorgia Meloni di affidare ad Andrea Abodi la guida di un dicastero fondamentale per l’attuazione delle politiche del nuovo governo. La fiducia del mondo dello sport di vertice e di base nel ministro è molto alta. Lo dimostrano anche le prime dichiarazioni di due personaggi di spicco del panorama sportivo nazionale come Giovanni Malagò e Vito Cozzoli. Se il Presidente del Coni ha dichiarato che lo sport “aveva bisogno di una figura di innegabile capacità, spessore ed esperienza, capace di decodificare le esigenze del movimento con la sensibilità di chi conosce le dinamiche che lo governano”. Parlare la stessa lingua è una premessa fondamentale per affrontare le emergenze che affliggono il sistema, facendone un punto di forza nelle politiche di sviluppo del Paese”. “È un’ottima notizia – ha sottolineato il Presidente di Sport e Salute S.p.A. – che lo sport possa sedere in Consiglio dei Ministri con le competenze e l’esperienza di un uomo cresciuto in questo mondo.”

 

Sessantadue anni, romano, una laurea in economia alla LUISS e una specializzazione in gestione industriale dello sport e marketing business development, Abodi è un ministro tecnico che unisce. Una figura rispettata da tutti, oltre che un manager che nella sua carriera professionale ha sempre messo al servizio del settore sportivo le sue competenze, le sue conoscenze, il suo background e le sue qualità umane e morali. Nelle scorse settimane, prima che il premier annunciasse al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella la lista dei membri del suo governo, il nome di Abodi era stato accostato alla Fondazione per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Per l’opinione pubblica, ma non solo, il candidato ideale sembrava essere il Presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo, la banca sociale per lo sviluppo dello sport e della cultura. Forse, anche il Presidente del CIO Thomas Bach sperava in cuor suo che il nuovo Amministratore Delegato della Fondazione, l’uomo che avrebbe dovuto dare la giusta spinta alla macchina dei Giochi Olimpici Invernali, sarebbe stato il numero 1 di Via Giambattista Vico. E invece, lo scorso 22 ottobre, con il giuramento davanti al Capo dello Stato, Andrea Abodi ha assunto le sue funzioni di Ministro dello Sport. Un ruolo fondamentale e delicato, visto e considerato il momento storico che l’Italia e il settore sportivo stanno vivendo.

 

Le sfide e le questioni che il Ministro Abodi deve affrontare per rivitalizzare il settore hanno nomi chiari. Lo sviluppo dell’attività sportiva di base, il miglioramento delle relative infrastrutture e l’ampliamento del numero di praticanti sono temi già messi in agenda. Allo stesso modo, come emerso al termine dell’incontro che il Ministro ha avuto con il Presidente e Amministratore Delegato di Sport e Salute S.p.A., Vito Cozzoli, anche la grave emergenza degli impianti, le questioni legate all’associazionismo sportivo e il rapporto tra sport, scuola e salute saranno messi all’ordine del giorno e trattati con estrema delicatezza e urgenza. Le priorità, insomma, sono già state individuate anche perché i dati fotografano un’Italia sempre meno sportiva. Secondo il rapporto CONI – ISTAT, nel 2020 il nostro Paese, a causa dell’emergenza sanitaria e delle politiche restrittive dei precedenti Governi nei confronti del settore, ha perso quasi due milioni di tesserati e oltre 5.000 associazioni. I numeri negativi, tuttavia, non evidenziano appieno la gravità della situazione, sia dal punto di vista economico che sociale. Lo scenario futuro è tutt’altro che roseo. Crescere senza sport significa andare incontro a conseguenze fisiche, mentali, sociali e comportamentali negative e ad un aumento della spesa pubblica pro capite. Nei prossimi anni, l’Italia potrebbe registrare un’impennata dei casi di giovani in sovrappeso o obesi, ma anche di malattie, come l’ipertensione, il diabete e le malattie cardiovascolari, che sono estremamente legate a uno stile di vita sedentario. Non meno rilevante dal punto di vista della crescita individuale è il ruolo formativo ed educativo dello sport. Chi pratica una disciplina sportiva acquisisce e comprende i veri valori della vita e ha meno probabilità di diventare protagonista di episodi di devianza. Se lo sport è una palestra di vita, le associazioni e le società sportive dilettantistiche, soprattutto quelle di periferia, devono essere viste come avamposti di legalità e coesione sociale. Perderli significherebbe avere meno luoghi di aggregazione o di benessere psicofisico, meno pilastri della comunità educante, ma anche meno strutture che si ergono a simboli del territorio o di una comunità.

 

Il Ministro Abodi, come ha ricordato il Presidente del CONI Giovanni Malagò, parla la stessa lingua dei protagonisti della scena sportiva. E questo è senza dubbio un valore aggiunto. Per capire come Abodi intende lo sport, è sufficiente riportare una sua frase pronunciata in occasione della conferenza finale del progetto “Percorsi di Sport”, un’iniziativa promossa da OPES, l’Ente di Promozione Sportiva riconosciuto dal CONI e dal CIP, e finanziata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per lo Sport. In quell’occasione, avvenuta otto giorni prima del giuramento davanti al Presidente della Repubblica, Abodi ha definito lo sport come “difesa immunitaria sociale”. Una definizione profonda che esalta la funzione di qualsiasi forma di attività fisica, che allo stesso tempo descrive il suo magnifico ruolo all’interno di una comunità e spiega semplicemente come lo sport possa essere un sistema capace di alzare uno scudo naturale di fronte alle aggressioni degli agenti esterni. Aspetti, per usare un eufemismo, non adeguatamente compresi dai Governi che si sono avvicendati negli ultimi anni.

 

Le “difese immunitarie sociali” avranno bisogno di iniezioni che renderanno le cellule del sistema più forti, più resistenti e meno fragili. “Dobbiamo alimentare la luce che i giovani hanno negli occhi con le certezze, con l’attitudine all’ascolto e con la capacità di trasformare la nostra azione, il nostro servizio e i nostri strumenti in soluzioni per fare sport ovunque e in qualsiasi circostanza, comprendendo il valore non solo fisico e sociale ma anche morale dello sport”, aveva aggiunto l’allora Presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo durante il suo intervento all’interno dell’Aula Magna del Centro di Preparazione Olimpica “Giulio Onesti” di Roma. L’aspetto su cui posso impegnarmi, e dobbiamo impegnarci tutti, è lavorare anche sulle infrastrutture immateriali, sulle infrastrutture morali. Perché senza questo contributo, anche gli impianti sportivi rischiano di non essere più ambienti sociali. Rischiamo la sedentarietà. C’è un indicatore importante fornito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: siamo il quarto Paese più sedentario. Il 94,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 15 anni non pratica sport in modo sistematico. È una cifra incredibile su cui dobbiamo impegnarci anche noi, come Istituto per il Credito Sportivo, che abbiamo vissuto e lavorato per migliorare gli impianti sportivi. Senza persone, senza socialità, senza cultura sportiva, gli impianti sportivi diventano deserti. E dobbiamo contrastare il rischio di desertificazione sociale”.

 

Il Ministro Abodi, da esperto manager sportivo, sa che i risultati più eclatanti non possono essere raggiunti da soli. È necessaria la partecipazione e il coinvolgimento di tutti gli attori. La parola chiave è quel “communiter” che si trova alla fine del motto olimpico. L’avverbio “insieme” ha un peso specifico impressionante. “È un fattore indispensabile”, ha aggiunto il Ministro Abodi alla conferenza di chiusura del progetto OPES, “la comunione di intenti, un programma comune nella complementarietà, nella differenza e nel rispetto dei ruoli, e soprattutto la consapevolezza che le istituzioni sono al servizio della nazione, dei cittadini e della comunità”. Dobbiamo prepararci a recuperare non solo ciò che è andato perduto, ma che può essere conquistato ciò che non è mai stato raggiunto, ovvero l’allargamento della base sportiva che è il presupposto per le medaglie olimpiche e i successi di vertice. Per fare questo, tutto ciò che dobbiamo fare è lavorare, e non è poco, sulla promozione dello sport, delle scuole, sulla possibilità anche nelle città, nelle strutture all’aperto, di praticare sport in modi nuovi e non convenzionali. Questo sarà un grande obiettivo da perseguire da parte di ognuno di noi, visto il ruolo che ricopriamo”.

Parole e programma di un dirigente lungimirante. Il miglior ministro dello Sport e dei Giovani che il premier Giorgia Meloni potesse scegliere.

 

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